La medicina narrativa, quando la cura passa per l’empatia. Intervista alla Dott.ssa Raffaella Pajalich, medico endocrinologo e psicoterapeuta durante la trasmissione “L’Ora Solare” in onda su TV2000 il 10/2/2023. Per rivedere l’intervista, potete cliccare nel riquadro sottostante. Buona visione!
Sentite questa frase: “Onoriamo la storia dei pazienti perché il vissuto coinvolge la malattia”. È la frase della decana della medicina narrativa la dottoressa Rita Charon che ha scritto la prefazione di questo libro. È un libro complesso ma molto molto bello: Massimiliano Marinelli “Dizionario di medicina narrativa” edito da Scholè. Allora Medicina Narrativa: che cos’è? Lo chiediamo a questa dottoressa che ho qui di fronte a me Raffaella Pajalich, medico endocrinologo ed anche psicoterapeuta, consigliere della Società Italiana di Medicina Narrativa e qui la palla passa a lei dottoressa. Che cos’è la medicina narrativa?
Ecco questa è una bellissima domanda perché è più difficile definirla che praticarla e la medicina narrativa è un paradigma della medicina che è molto moderno ma in realtà è anche molto antico che vuole mettere al centro del nostro lavoro la relazione col paziente.
Se la dovessi definire in poche parole – mi aggancio anche alle persone che mi hanno preceduto perché mi è piaciuto molto quest’idea dell’ascolto – ecco la medicina narrativa se la dobbiamo definire – c’è stata una conferenza nel 2014 dalla quale è stata definita come una metodologia diciamo clinico assistenziale che però ponga come base una specifica competenza comunicativa quindi la comunicazione con il paziente, la storia del paziente.
L’abbiamo sentito prima in questa frase, il vissuto coinvolge la malattia. A noi sembra normale perché si ammala nostra madre, si ammala nostro padre, noi ne conosciamo tutta la storia e ne abbiamo doppiamente rispetto perché in quel momento loro sono malati. È chiaro che, quando si entra in ospedale o si va sotto cura di un medico, il paziente è importantissimo ma è uno dei tanti pazienti che il medico dovrà curare e salvare. Ecco è lì che scatta il vostro impegno questa narrazione della storia della persona che entra dentro la parte medica.
È sicuramente lì, nell’incontro con il paziente. Però cosa cosa manca? La domanda secondo me è “Cosa manca alla medicina attuale”, cosa c’era un tempo che si è perso.
Il rapporto umano, il fatto di raccogliere la persona sofferente nella sua totalità. Noi siamo stati travolti, in senso buono, nel secolo scorso da una grandissima messe di informazione tecnico scientifico che sono state benefiche e meravigliose.
Hanno portato l’età media della nostra popolazione da 70 anni in pochi decenni a più di 85.
Però questo forse ci ha reso un po’ più tecnici. Ecco la medicina narrativa si pone l’obiettivo di affiancare questa medicina tradizionale che viene detta “evidence based” cioè basata sulle evidenze – diciamo il discorso generale di quello che sono le medicine, quello che noi studiamo sui libri – con un esperienza del paziente.
Noi riteniamo che il paziente sia esperto della sua malattia, non siamo solo noi esperti. È un incontro tra quello che lui prova che non è solamente il dato scientifico. Allora io sono molto appassionata di letteratura ed ho avuto un grande onore di avere l’incarico di scrivere un capitolo di questo libro, cioè di come utilizzare – non sono una linguista – però ho scritto come utilizzare la letteratura, come utilizzarla per potenziare questo lato umanistico dei medici.
Io ritengo che la letteratura sia molto simile alla medicina, l’ho sempre pensato, soprattutto alla medicina narrativa che si occupa dell’essere umano perché si occupano di entrambi dei grandi temi dell’essere umano cioè, se noi leggiamo un libro di letteratura perché ci affascina, perché parla della nascita, della vita, della nascita del matrimonio, dell’amore e poi anche ci abitua in qualche modo al lato notturno nella vita quella che è la sofferenza, quello che può essere la malattia. Ce ne insegna forse anche prima che noi e la attraversiamo ed è esattamente per questo che può essere considerata per un medico una palestra di emozioni.
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